Dazi di Trump: ecco dove siamo davvero, tra minacce, eccezioni e caos

Dazi di Trump: ecco dove siamo davvero, tra minacce, eccezioni e caos

Sommario:

I dazi per Paese: chi paga cosa

Messico
Dal 4 marzo tutti i beni provenienti dal Messico sono ufficialmente tassati con un dazio fisso del 25%. Ma subito dopo l'annuncio è arrivata la prima deroga: tutti i prodotti coperti dal trattato USMCA (che rappresentano la fetta più grande) sono stati esclusi. Il Messico è stato risparmiato anche dai dazi "reciproci" del 2 aprile.

Canada
Trattamento quasi identico a quello messicano: 25% su tutto, con esclusione dei beni USMCA. Trump però ha aggiunto una tariffa del 10% su potassa ed energia e minacciato nuovi dazi su latte e legname. Anche il Canada è stato risparmiato dal pacchetto "reciproco" di aprile.

Unione Europea
Qui la minaccia fa più rumore della misura. Con un post su Truth Social, Trump ha minacciato di colpire gli alcolici europei con un dazio monstre del 200%. Per ora è solo una minaccia, ma ha già agitato i produttori di vino e liquori italiani e francesi.

Cina
La guerra commerciale tra USA e Cina è tornata all’apice. Dazi attivi su merci cinesi per un totale del 145%. Pechino ha risposto con un 125% sulle importazioni dagli USA. Il clima resta teso e le tariffe salgono quasi a ogni comunicato.

Venezuela
Qui il bersaglio è indiretto. Il dazio del 25% non è sui beni venezuelani, ma su quelli provenienti da paesi che comprano petrolio da Caracas. Quindi la tassa colpisce anche importazioni da India, Russia, Spagna, Vietnam, ecc.

I dazi per settore

Acciaio e alluminio
Dal 12 marzo entrambi colpiti da una tariffa fissa del 25%. L'effetto sui prezzi è già visibile. Molti paesi stanno già reagendo con ritorsioni commerciali.

Auto e componenti
Dal 3 aprile c’è un dazio del 25% su tutte le auto straniere. Trump ha detto che sarà permanente e verrà esteso a ogni singolo componente. L'obiettivo è riportare la produzione negli USA, ma per molte aziende è ancora più conveniente pagare la tassa che riconvertire gli impianti.

Farmaci
Trump ha annunciato tariffe "massicce" sul settore pharma. Per ora non ci sono dettagli, ma si parla di una tassa del 25% o più, da applicare progressivamente. L'intento è colpire i produttori stranieri e abbassare i prezzi per gli americani. Ma come spesso accade, l'effetto potrebbe essere l'opposto.

Rame e legname
Entrambi soggetti a dazio del 25%, anche se i dettagli non sono chiarissimi. Il legname potrebbe diventare molto più caro, con impatti diretti sul mercato immobiliare: secondo alcune stime, ogni casa nuova potrebbe costare 9.000 dollari in più.

Semiconduttori, computer, smartphone
Per ora esclusi dai dazi, ma il segretario al Commercio Howard Lutnick ha dichiarato il 14 aprile che tariffe specifiche su questi settori sono "in arrivo". Nessuno sa quando, né quanto peseranno. Ma il solo annuncio ha già fatto tremare i titoli tecnologici.

Il punto è la confusione

Più che i dazi in sé, è la gestione imprevedibile a creare instabilità. Trump usa le tariffe come leva negoziale, come strumento politico, come slogan da campagna elettorale. Il problema è che imprese e mercati hanno bisogno di regole chiare, non di sorprese continue.

La volatilità è salita alle stelle, le aziende congelano gli investimenti e i consumatori si aspettano rincari. Davvero questa strategia renderà l'America più forte? O ci stiamo solo avvitando in una guerra commerciale senza fine? Se c'è una cosa di cui possiamo essere sicuri, è che nulla è davvero definitivo quando si parla di dazi di Trump.

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